Barilla e Molini del Ponte. Sarà lotta per il marchio “Grani d’Autore”?

 

Perché raccogliere una margherita nel giardino del vicino se si ha a disposizione una sconfinata distesa di rose?

Una metafora per descrivere la querelle che potrebbe portare ad una spinosa questione legale due aziende produttrici di pasta e farine: la prima è Molini del Ponte, il mulino siciliano con sede a Castelvetrano (Tp) condotto da Filippo Drago; la seconda è Barilla, l’azienda con sede a Parma, orgoglio nazionale da 8.000 dipendenti e fatturato da 3,627 miliardi di euro.

L’oggetto del contendere è il marchio Grani d’Autore. La richiesta di registrazione di quest’ultimo è stata depositata da Filippo Drago nel 2016 e approvata formalmente il 13/8/2018. Così come è logico pensare, il registrante ha indicato coerentemente quale classe merceologica di registrazione la nr. 30:“paste alimentari; preparati fatti di cereali;  farine alimentari; farina di grano”.

Il pacco di farina Madonita “Grani d’Autore” porta il nome della az. agr. Filippone. Il grano è coltivato a Petralia Sottana (Pa) sulle montagne delle Madonie, raccolto e molito a pietra naturale da Molini del Ponte.

E in effetti, il progetto di Molini del Ponte sui Grani d’Autore, così come dichiarato, ha l’intento di valorizzare agricoltori e produttori di frumento di qualità siciliani, apponendo l’indicazione del nome del produttore di grano su ogni confezione di farina, tracciando in tal modo l’intera filiera dalla terra sino al consumatore finale. Un’operazione resa possibile dalla capacità di controllo di Filippo Drago, mugnaio di un’azienda infinitamente più piccola e celebre per la molitura del grano a pietra naturale, attraverso un processo lento e non proprio economico.

Agli antipodi, il colosso Barilla, produttore mondiale di farina, pasta e prodotti da forno, ha depositato il 30.11.2020 richiesta di registrazione per lo stesso marchio, “Grani d’Autore”. “Impossibile!” potrebbe dire qualcuno, ma non è così. Le classi merceologiche indicate da Barilla, infatti, sono diverse da quelle del collega di Castelvetrano.

Eccole:

  • (Apparecchi e strumenti scientifici, nautici, geodetici, fotografici, cinematografici… etc.),
  • 16 (stampati, articoli per legatoria, fotografie, …etc.),
  • 18 (pelli di animali, bauli e valigie, borse, ombrelli, ombrelloni e bastoni da passeggio, portamonete, fruste e articoli di selleria… etc.),
  • 21 (utensili e recipienti per il governo della casa o la cucina, …etc.),
  • 25 (Articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria, … etc.),
  • 41 (educazione, formazione, divertimento, attività sportive e culturali, organizzazione di mostre per scopi culturali… etc.).

Davvero tante e con una spiccata originalità, ma prive della nr. 30, già legata al “grano vincolo” con Molini Del Ponte.

La nostra ricerca sullo European Union Intellectual Property Network (TMview è lo strumento per la ricerca dei marchi) ha evidenziato la seguente documentazione:
La registrazione di Del Ponte ->TMView_delponte
La registrazione di Barilla ->TMView_barilla

Le illustrazioni dei nuovi pacchi di pasta sono realizzate da artisti che raccontano ciascuna un punto del manifesto del Grano Duro di Barilla

Ciò detto, la domanda sorge spontanea: cosa rappresenta Grani d’Autore per Barilla?
Dalle campagne pubblicitarie svoltesi in questi giorni sui maggiori media, emerge che Grani d’Autore è per Barilla un progetto artistico, in dettaglio, una mostra curata dalla “art-sharer” ravennate Maria Vittoria Baravelli. Essa sembrerebbe ispirarsi “al manifesto del Grano Duro, la visione di Barilla per una pasta di qualità, fatta con i migliori grani duri italiani e una filiera rispettosa del territorio e della comunità” (https://www.barilla.com/it-it/grani-d-autore).

Da qui l’idea di coinvolgere giovani talenti con illustratori di fama internazionale per creare insieme un vero e proprio percorso espositivo seguito dalla curatrice, in cui ogni opera, dalla semina al raccolto del grano duro di Barilla, racconta un punto diverso del manifesto e dove “l’arte incontra e celebra il percorso dell’azienda.

A rafforzare questa idea, in alcune delle maggiori testate si legge: “la curatrice ha guardato a Barilla e al suo progetto attraverso la lente unica della storia, mettendo in luce con la sua visione fresca e contemporanea i passi compiuti dall’azienda per arrivare al risultato della pasta fatta con Grano Duro 100% italiano”. La mostra-esposizione, allestita presso Triennale di Milano dal 28 aprile al 1° maggio 2021, ha previsto anche un concorso online nel quale era possibile vincere un set personalizzato Barilla Grani d’Autorecomposto da bag, 10 cartoline, agende, poster, etc.

Ed ecco il motivo del potenziale contendere: anche Drago utilizza il marchio “Grani d’Autore” per promuovere una pasta di qualità, ottenuta con i migliori grani duri siciliani, seguendo una filiera rispettosa del territorio e della comunità dei produttori. Ma dal 2016.

Se è vero che riconosciamo a Barilla il merito di aver sfamato l’Italia a cavallo delle due grandi guerre e di essere immagine e volano dell’economia italiana, a Filippo Drago va indubbiamente riconosciuto il merito di aver riattivato nel 2002 la coltivazione e la commercializzazione di alcune varietà quasi dimenticate, con il supporto di eccellenti panificatori e delle istituzioni (il riferimento è alla “Stazione sperimentale di granicoltura per la Sicilia” che dal 1927 conserva e mantiene circa 300 tipi di semi diversi di varietà tradizionali siciliane).

In conclusione, il gioco di equivoci, ancorché lecito, è piuttosto imbarazzante. Parafrasando impropriamente Plino il Vecchio, ci auguriamo che l’intera vicenda si concluda Cum Grano Salis.

 

di Marina Carrera

 

 

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