La vendemmia 2022 in Sicilia è davvero bollente come dicono i Media? L’intervista ad Aurora Ursino, miglior agronomo d’Italia

 

Sicilia. L’isola, tra allarmismi climatici, bioritmi sconquassati e bollette folli, si trova a metà percorso del suo secondo mese di vendemmia; un “momento” cruciale che, salvo particolari e più lunghe eccezioni, inizia i primi agosto e termina sull’Etna a metà/fine ottobre. Non è poco.
Per meglio affrontare il tema su questo lungo arco temporale, sulle diverse modalità di conduzione, sul temuto grande caldo e lotta al climate change e, in generale, futuro vitivinicolo siciliano, Liliana Rosano in esclusiva per Wine in Sicily ha intervistato un agronomo, o meglio, agronoma d’eccezione. Si tratta di Aurora Ursino, Miglior Agronomo durante la Vinoway Wine Selection 2022 di Bari. Numerose le tematiche toccate, comprese quelle del cosiddetto “caro energia”.
FP


L’intervista

D. Aurora, la siccità e alte temperature che impatto avranno sulla vendemmia 2022?
R. Le temperature medie della campagna in corso sono molto simili a quelle riscontrate già lo scorso anno. Nonostante i picchi elevati rilevati negli ultimi tre mesi, lo stato vegeto-produttivo dei vigneti siciliani è mediamente buono, soprattutto per i vigneti autoctoni che meglio si adattano alle nostre condizioni pedoclimatiche.

D. Come fronteggiare la siccità e le conseguenze del cambiamento climatico con specifiche tecniche agronomiche?
R. Negli ultimi decenni, sempre più di frequentemente abbiamo dovuto fronteggiare gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici, mettendo in atto tutta una serie di accorgimenti agronomici per poter preservare le nostre colture. Mi sento di poter affermare con certezza che i produttori siciliani stanno “virando” verso un’agricoltura sempre più sostenibile,puntando non più alle quantità ma alla qualità delle uve. Adottare tecniche agronomiche sostenibili, potature adeguate, forme di allevamento e portinnesti idonei all’ambiente pedoclimatico dell’areale, è l’unico strumento possibile per poter fronteggiare in modo adeguato la siccità e l’effetto dei cambiamenti climatici.

D. Che vendemmia sarà dal punto di vista quantitativo e qualitativo?
R. Penso che le condizioni quali-quantitative si attestino intorno agli standard ottenuti nella vendemmia 2021, ovvero, ottima qualità e quantità in lieve calo rispetto al 2020. Riguardo alla data di inizio della vendemmia, mentre per i vigneti della Sicilia occidentale è già possibile fare delle previsioni, nella Sicilia orientale si attendono le piogge di fine agosto per capire se l’inizio della vendemmia verrà anticipato di qualche giorno o meno.

D. La Sicilia gode di un vantaggio rispetto ai cambiamenti climatici?
R. L’agricoltura siciliana deve da sempre fronteggiare il problema dell’approvvigionamento idrico e, probabilmente per questo motivo, riusciamo meglio di altre regioni a fronteggiare la siccità del periodo estivo. Potremmo definire l’agricoltura siciliana un’agricoltura resiliente, ma solo adottando le pratiche agronomiche accennate in precedenza e ritornando ad un’agricoltura meno intensiva che punti alla qualità riusciremo a far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.

D. Come si stanno preparando i produttori siciliani all’aumento dei costi di vetro ed energia?
R. Purtroppo il vertiginoso aumento dei costi energetici e dei costi delle materie prime sta mettendo a dura prova le capacità delle nostre aziende produttrici. Gli imprenditori si stanno sempre più orientando verso un’economia circolare e, laddove le condizioni lo consentono, puntano sempre più di frequente all’utilizzo in azienda di fonti energetiche alternative, con il duplice intento di ammortizzare i costi energetici e di strutturare le aziende verso dei modelli sostenibili.

D. Sei stata eletta miglior agronomo 2021, ma sono ancora poche le donne che fanno questo lavoro. Una questione culturale?
R. Per me è stato un grandissimo privilegio vedere premiato il mio lavoro con un riconoscimento così prestigioso a livello nazionale. Quello che ho imparato fin da piccola è che non ci sono cose impossibili da realizzare, ma basta fare ciò che si ama con tanto impegno e dedizione; ed ho avuto la grande fortuna di essere stata incoraggiata dai miei affetti più cari nel mio percorso di studi e nelle mie scelte professionali. Non ho mai pensato che quello dell’agronomo fosse un lavoro da uomo (anche se a volte qualcuno ha provato a farmelo credere, ma con scarsi risultati), e credo che negli ultimi anni sia aumentato l’interesse da parte delle donne verso le professionalità tecniche in agricoltura e verso un settore che un tempo era ritenuto prettamente maschile.

D. Perché hai scelto di occuparti principalmente di vitivinicoltura?   
R. Il mio percorso lavorativo è stato decisamente in controtendenza. Ho lavorato per diversi anni lontana dalla mia terra e ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze nel settore vitivinicolo che mi ha sempre affascinata. Ho avuto la possibilità di collaborare con enologi e tecnici del comparto dai quali ho imparato moltissimo. Ma ho sempre pensato alle grandissime potenzialità della nostra Sicilia in campo vitivinicolo; l’Isola, nonostante le difficoltà legate alle infrastrutture, ai trasporti, e alle tante disorganizzazioni ben note, riesce grazie all’impegno incessante delle nostre straordinarie aziende a produrre delle eccellenze a livello mondiale. Così ho trovato il pretesto per mollare tutto e rientrare nella mia terra ed oggi ho il grande privilegio di supportare con il mio lavoro alcune delle più interessanti realtà produttive del settore vitivinicolo siciliano.

D. Come vedi il futuro vitivinicolo siciliano?  
R. La Sicilia è una terra straordinaria e in molti hanno capito le enormi potenzialità che i nostri territori hanno. Oggi la viticoltura della nostra regione ha dei numeri in crescita esponenziale sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, e negli ultimi decenni i nostri vini hanno conquistato i mercati mondiali con produzioni di eccellenza che vengono costantemente migliorate con tecniche di produzione all’avanguardia, quindi non posso che essere ottimista sul futuro del comparto vitivinicolo.

D. Quali sono i vitigni sui quali puntare e che rappresenteranno la Sicilia insieme ai classici Nero d’Avola, Grillo, Nerello Mascalese?  
R. Sono convinta che si debba puntare verso la riscoperta e la rivalutazione delle varietà autoctone, che senza dubbio meglio si adattano alle nostre condizioni pedoclimatiche e che danno risultati eccellenti nei nostri territori; giusto per citare una varietà molto “gettonata” nelle zone ricadenti nell’area DOC Etna, di recente sono state impiantati diversi ettari utilizzando la varietà carricante che, nei vari versanti etnei, si esprime al meglio  con mille sfaccettature differenti.

di Liliana Rosano

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